I viaggi di Marina e Lorenzo

Valerio Magrelli, La vicevita. Treni e viaggi in treno

La vicevita è per l'autore tutto quel tempo che trascorriamo in viaggio per spostarci da un posto all'altro, da un posto dove non viviamo più verso un altro dove vivremo. Nel mentre facciamo da veicolo a noi stessi: non viviamo, ma aspettiamo di vivere. Qualcuno, qualche pendolare rassegnato, potrebbe definire la vicevita come il tempo che perdiamo quando ci spostiamo da casa per andare al lavoro e viceversa.
Il libro è dedicato ai treni. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, non è tanto un racconto di episodi accaduti all'autore durante i suoi spostamenti in treno, né l'esposizione di una certa "filosofia di vita" legata al viaggio, quanto piuttosto una serie di ricordi, di versi, di riflessioni al limite del delirante, di associazioni di idee che lasciano perplessi. Ma del resto l'autore è principalmente un poeta, abituato a giocare con metafore e richerche di significati altri e più elevati: è del poeta il fin la meraviglia, e nel mio caso anche lo sbigottimento. Non è il mio genere, lo ammetto, perciò non ho apprezzato particolarmente questo piccolo librino. Probabilmente, invece, per gli amanti del genere è un capolavoro.
Alcune pagine sono interessanti: ad esempio, a proposito dei treni giapponesi, così precisi e altamente tecnologici, l'autore nota il contrasto con il carrellino degli snacks, che passa sui treni nipponici così come sui nostri, e vi vede una residuo paesano, che gli stimola una gran tenerezza. Commovente la riflessione sul "monumento alla crepa" alla stazione di Bologna, con l'orologio fermo all'ora del famigerato attentato: per l'autore la crepa non è altro che un treno, che attraversa le nostre coscienze. In qualche caso ci si può riconoscere, come nella paura di perdere il treno e/o di salire sul convoglio sbagliato. Splendida la metafora che riguarda il vagone che si svuota dei tanti troppi pendolari pigiati al mattino: l'interno sembra "un materassino da spiaggia, gonfio di alito umano".

Chi, volente o nolente, si ritrova a viaggiare spesso in treno, è giusto che legga questo libro, almeno che sappia che esiste. Perché se in cuor nostro tutti noi potremmo scrivere un libro su viaggi in treno, disagi, compagni di viaggio, episodi curiosi ecc., abbiamo bisogno anche di un po' di poesia. E quella non tutti sono in grado di farla. Leggevo da qualche parte che viaggiare in treno è di per se stesso poesia. Concordo più con questa affermazione anonima che con la definizione di vicevita che dà l'autore: sì, se si è costretti a viaggiare per lavoro, e si considera il tempo trascorso in treno come l'inutile parentesi tra casa e ufficio, allora Magrelli ha ragione. Ma io, personalmente, in treno riesco a fare più cose di quante non ne faccia a casa: leggo (tra l'altro, La vicevita l'ho letto proprio durante il mio ultimo spostamento in treno), studio, lavoro al computer, penso ed elaboro i prossimi post che pubblicherò su questo blog: e questa non è forse vita? E anche se in qualche disastroso momento (dovuto alla situazione tragica dei treni italiani, soprattutto quelli delle linee destinate ai pendolari) si può essere d'accordo con l'autore nel vedere nei vagoni quei vagoni blindati che portavano ai campi di concentramento (ma ovviamente esagerando!), tuttavia ritengo il treno una presenza importante della mia vita. E lo dico con affetto. Ne ho presi tanti, da 10 anni a questa parte, e tanti ne prenderò ancora. E non dimentichiamo che il mio primo vero viaggio è stato un inter rail... 

 

Autore: marina Categoria: la biblioteca dei viaggi Letto 54x volte sabato, 23.01.10 17:29:32 Permalink Punti "Karma": -3. Ti piace questo articolo? [SI/NO]

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