I viaggi di Marina e Lorenzo

venerdì, 14.08.09

PUGLIA MORDI E FUGGI! 1 - l'andata

Questo è il diario breve ma intenso di un week-end altrettanto breve, altrettanto intenso in Puglia. Siamo stati ad Alberobello, allo zoosafari di Fasano e a Castel del Monte (Andria). È stato solo un breve assaggio, ma quel poco che abbiamo visto ci è piaciuto molto e ci ha fatto venire voglia di indagare più a fondo questa regione nel prossimo futuro.

07/08/09 - L’andata

Partiamo alle 9 del mattino in macchina da Firenze. Arriviamo alle 17 circa ad Alberobello dopo aver attraversato l’Italia: A1 fino a Caserta Nord, poi Napoli-Pescara fino a Canosa, da qui fino a Bari e poi provinciale per Alberobello. È incredibile come ogni regione che attraversiamo nel tragitto abbia un paesaggio tutto suo che la contraddistingue…quello della Puglia ci accoglie con l’incanto di campi coltivati che si susseguono, di uliveti e di strane costruzioni in pietra a secco, ricoveri per gli attrezzi, forse, che man mano che ci avviciniamo alla nostra meta, tendono ad assomigliare sempre di più a trulli…

Ad Alberobello abbiamo prenotato al Trullincanto, un albergo diffuso le cui camere altro non sono che trulli appositamente arredati. Noi siamo ai margini della zona monumentale. Il nostro trullo è arredato con gusto, ed è concepito come una stanza da residence, completo di cucina e di box doccia confortevole.

Il tempo di sistemare le nostre cose e di rinfrescarci un attimo e iniziamo la nostra esplorazione.

alberobello

Alberobello è Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Entriamo nella zona monumentale dei trulli, in cui si assiepano tutte le casette tipiche, bianche col tetto conico in pietra: alcuni sono trulli originali, altri sono ricostruiti in stile, molti ospitano negozietti di souvenir e ristoranti, molti sono aperti al pubblico, perché si possa vedere la falsa cupola caratteristica, la tholos, che contraddistingue l’architettura del trullo. In mezzo ad essi si aprono i trulli che più hanno mantenuto le caratteristiche originarie, come il Trullo Siamese ad esempio, sul quale campeggia il logo dell’Unesco. Arrivati in fondo a questo pittoresco quartierino, molto gradevole a vedersi e a percorrersi, attraversiamo il vialone ed arriviamo poi nella piazza principale del paese, una bella piazza sulla quale si affacciano eleganti palazzi e su cui si affaccia il dehors del “Miseria e nobiltà”, il bar-pub-ristorante che ci ospiterà più volte durante il nostro breve soggiorno. Percorriamo la via principale fino alla basilica dei SS. Cosma e Damiano, le cui torri campanarie si stagliano contro il blu del cielo. Nel quartierino retrostante si erge il Trullo Sovrano, il trullo più grande che si sia conservato. Anch’esso è visitabile, ma col biglietto d’ingresso: è monumento UNESCO. I trulli della zona, così come quelli dell’altra zona monumentale di Alberobello, non sono dedicati ai turisti, non sono cioè zeppi di negozietti, ma sono la zona residenziale, abitata dagli abitanti di Alberobello che stanno seduti davanti alla porta di casa a prendere il fresco e a chiacchierare con gli amici, incuranti dei turisti che li fotografano come se facessero parte della scenografia.

trullo sovrano

Ritornando verso la piazza passiamo davanti alla Casa d’Amore, il primo, cioè più antico, non-trullo di Alberobello: già, perché i trulli di Alberobello non sono nati da uno sghiribizzo architettonico degli abitanti, ma hanno motivazioni storiche abbastanza particolari sulle quali non mi sto a dilungare ora, ma alle quali dedicherò un post nell’immediato futuro. Per ora basti sapere che gli abitanti contadini di Alberobello furono costretti dal nobile che amministrava la zona a costruire case in muratura a secco che fossero facilmente distruttibili perché non vi fosse traccia del centro abitato. Dai primi trulli interamente in muratura a secco si passò a case in cui iniziò ad essere utilizzata la malta e infine si arrivò alla prima casa che abbandonava l’architettura del trullo: la Casa d’Amore, appunto, che oggi ospita l’Ufficio del Turismo di Alberobello.

Sono le 19, ora dell’aperitivo. Così, dopo lo spiacevole inconveniente della rottura di una scarpa, che mi costringe mio malgrado a comprare un paio di zeppe non propriamente comode per scarpinare, andiamo al “Miseria e nobiltà” a prendere un cocktail affacciati sulla piazza.

È ora di cena. Il primo ristorante in cui ci imbattiamo è quello buono: prezzi medi, antipasto attraente. Il “Casa Nova” è la nostra scelta. Qui inizia una cena epocale! L’antipasto da solo ci riempie non poco, è degno di un pranzo di nozze! Serata divertentissima, durante la quale abbiamo l’occasione di provare molti dei piatti tipici di questa regione: burrata, salsiccette al vino bianco, puré di fave e cicoria, salumi tipici, involtini di trippa, polpettine varie, moscardini… a seguire una bella porzione di orecchiette alle cime di rapa, il tutto innaffiato da un ottimo Primitivo di Gioia del Colle. E mettiamo così una bandierina di approvazione anche sulla cucina pugliese!

Infine, stanchi per il viaggio e con la pancia piena, ci tuffiamo nel letto del nostro trullo.

 

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PUGLIA MORDI E FUGGI! 2 - Operazione Zoosafari

08/08/09  Operazione ZOOSAFARI!

La nostra giornata inizia con una nuova perlustrazione dei trulli. Dobbiamo infatti attraversare la zona turistico-monumentale per arrivare in piazza dove, al “Miseria e Nobiltà” abbiamo la colazione.

Poi via, si parte! La nostra meta odierna è lo zoosafari di Fasano, poco distante da Alberobello. Per raggiungerlo attraversiamo una splendida campagna a vigneti: i colori intensi dell’azzurro del cielo, del verde delle viti e del rosso della terra disegnano un paesaggio spettacolare e vivace. La bella campagna pugliese ci conquista.

campagna pugliese

Un caldo torrido da savana africana ci accoglie e ci accompagna lungo il percorso allo zoosafari. Così ci è più naturale vedere leoni, elefanti,zebre e giraffe a pochi passi da noi. Un lungo percorso in macchina porta i visitatori ad avventurarsi dapprima nella zona mediterranea popolata da cervi e cerbiatti, poi nella temibile zona dei leoni accoccolati all’ombra (grande emozione sentire il ruggito del re della foresta!) e poco più in là delle tigri, elegantissime e fiere. Finestrini rigorosamente chiusi in questo tratto del parco, così come nel seguente settore degli orsi neri dal collare, che popolano l’altopiano del Tibet. Qui da un lato gli orsi adulti si spaparanzano al sole, mentre dall’altra parte dei tenerissimi cuccioli, orsacchiotti tutti neri, giocano tra loro, si arrampicano su un albero secco e mangiano tanta frutta. Arriviamo poi nella zona degli elefanti. Ci sono sia quelli indiani, di taglia più piccola e con le orecchie piccoline, che quelli africani, con le orecchie molto più grandi, quasi dei ventagli per farsi aria nelle calde giornate africane e con la pelle più spessa e rugosa. Il bello del parco inizia proprio ora: dopo gli elefanti incontriamo le giraffe, quindi le zebre, le antilopi, lo gnu (che è proprio brutto, poverino!), il cammello con le sue grandi gobbe che cammina libero per la strada chiedendo ai visitatori il tributo di qualche nocciolina, o più semplicemente di qualche carezza sul muso. La testa è sorprendentemente grande,e trovarselo a due centimetri dal proprio naso fa un certo effetto!

elefante zoosafari gnu zoosafari

Lo zoosafari è un’esperienza unica! Non è uno zoo, pertanto gli animali non sono in gabbia, anche se sanno che non devono varcare certi confini, e la sensazione che vuole trasmettere, l’illusione che vuole dare, è di trovarsi a fare realmente un safari nella savana africana! È senza dubbio un’esperienza che piace a tutti, grandi e piccini!

elefante zoosafari giraffe zoosafari 

Finito il percorso in macchina nello zoosafari comincia il percorso a piedi a Fasanolandia. Qui sono mischiate insieme varie attrazioni, a partire dalla Puglia in miniatura, passando ad una sorta di parco divertimenti, senza dimenticare, però, che gli animali sono i protagonisti. Il rettilario ad esempio, è un ambiente chiuso che sul modello dell’acquario ospita varie specie rettili, dai serpenti ai varani all’alligatore, alle tartarughe. Ce n’è una, per esempio, la Mata Mata, che è assurda: sembra arrivare da un altro pianeta, con la pelle rugosissima e flaccida, il collo lunghissimo e la testa che termina con una curiosa proboscide. Ha un’espressione simpatica, non come la cugina, la Tartaruga Azzannatrice che, altrettanto grossa e rugosa, ha però un’espressione più aggressiva, che ben si addice al nome che porta.

rinoceronte zoosafari

Se volete provare forti emozioni dovete prendere il trenino delle scimmie: verrete fatti salire su un trenino assolutamente chiuso e protetto da una doppia rete metallica all’interno del quale avrete la sensazione di essere voi, per una volta, gli animali in gabbia. Ma è per la vostra salvezza, e lo capirete non appena il trenino sarà partito. Sconsiglio questo giro ai bimbi: un branco di scimmie fameliche si avventa infatti sul trenino che passa, lo assale letteralmente e pretende il tributo di qualche nocciolina che intimoriti visitatori verseranno loro. I babbuini strillano terribilmente, si arrampicano sulla rete, battono per esigere la nocciolina, cercano di aprire il trenino. La sensazione non è delle migliori, le urla dei bimbi spaventati si confondono con quelle dei babbuini inferociti. Rimango un po’ scossa, anche perché non mi aspettavo che delle scimmiette potessero essere così cattive.

Il Metrozoo è un trenino soprelevato che porta in un’oasi della quale non si sospettava l’esistenza. Su un isolotto in un bel laghetto vive un’allegra famigliola di gibboni, scimmie non particolarmente grandi, ma famose per le loro braccia e mani lunghe che permettono loro di saltare da un ramo all’altro degli alberi. Vederle in azione è spettacolare, sia il maschio tutto nero che la femmina, bianca e col figlioletto attaccato al ventre, mentre si lanciano da una liana all’altra. Qui si trovano anche i recinti dei rinoceronti, degli ippopotami, degli orsi bruni e polari. Alla fine del percorso del trenino arriviamo dal recinto del gorilla. Ci impressiona per il suo volto che potrebbe tranquillamente essere umano. Sta lì, seduto, sembra assorto nei suoi pensieri, malinconico, quasi. Accanto a lui, una scimmietta fuma una sigaretta destando la curiosità e l’ilarità del pubblico.

gorilla zoosafari

Esperienza notevole, quella dello zoosafari! Esaltatissimi per la bella gita tra gli animali, ce ne torniamo alla base, attraversando nuovamente la splendida campagna a vigneti. Proprio lo splendido paesaggio che percorriamo ci fa optare per fare una gita fino al mare, fino a Monopoli, in modo da vedere il paesaggio che circonda la strada. Non rimaniamo delusi: man mano che ci si avvicina al mare i vigneti lasciano il posto agli uliveti, i cui abitanti, alberi d’olivo nodosi, tutti attorcigliati su se stessi e piegati dalla forza del vento e del sole, con i loro tronchi scavati e ritorti naturalmente, sembrano avere una vita propria: forse è guardando loro che a Tolkien venne in mente di creare gli Ent, gli antichi alberi animati della foresta di Farngorn nel Signore degli Anelli.

Arriviamo fino al mare, vediamo il bel blu dell’acqua marina in una caletta ai margini di Monopoli dopodiché torniamo ad Alberobello in tempo per l’aperitivo.

A cena sperimentiamo un altro ristorantino tipico dove nuovamente restiamo estasiati dalla cucina pugliese, quindi, dopo una passeggiata serale comprensiva di cocktail al nostro affezionato “Miseria e nobiltà”, per condividere un po’ della movida alberobellese, ce ne torniamo nel nostro trullo a preparare le valigie: il nostro week-end pugliese sta velocemente finendo.

 

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PUGLIA MORDI E FUGGI! 3 - Il ritorno

09/08/09 – Il ritorno

Ultimo trulli-tour prima della partenza. Oggi visitiamo con più attenzione la zona monumentale/residenziale, quella più autentica a mio modesto e inesperto parere. Qui più che altrove si possono cogliere degli scorci davvero suggestivi. La forma del trullo già di per sé, così tondeggiante e col tetto a punta, sembra uscire dal mondo delle favole. La sensazione è quella di trovarsi nel paese delle fate, in un mondo magico tutto bianco e in pietra, e ci si aspetta da un momento all’altro che dalle porte escano dei folletti. Dopo questa parentesi fiabesca lasciamo Alberobello e ci avviamo lungo la via del ritorno.

alberobello

Abbiamo aggiunto in corsa un’altra tappa al nostro week-end: è una leggera deviazione lungo la via, ed è il famosissimo Castel del Monte, nell’entroterra di Andria. Chi non conosce Castel del Monte prenda la moneta da 1 centesimo di Euro: Questo monumento è infatti uno dei castelli più rappresentativi d’Italia, ed è Patrimonio dell’Umanità UNESCO, degno rappresentante dell’Italia in Europa e nel mondo. Fu costruito nel 1250 da Federico Barbarossa ed è famoso per la sua particolare pianta: è un ottagono, all’interno del quale si apre una corte ottagonale, e su ogni angolo del quale si ergono altrettante torrette ottagonali. Fior di studiosi si interroga sul perché del numero 8 che ricorre così tanto, così ossessivamente in questo palazzo che è unico al mondo. Il perché è ancora senza risposta. Il palazzo è spoglio, ma nonostante ciò le pareti sono fortemente dinamiche: merito delle volte, dell’uso di differenti pietre colorate impiegate nelle murature, negli stipiti delle porte, nelle arcate delle finestre…Il palazzo è su due piani, al piano inferiore è temporaneamente allestita una mostra, “Castelli sul Mare”: quale migliore cornice per parlare di castelli italiani se non il re dei castelli d’Italia?

castel del monte

Castel del Monte si trova sulla cima di un monte dal quale si domina il panorama sottostante. La sua struttura imponente si vede da km di distanza lungo la via che porta ad esso. Giunti al suo cospetto, il castello ci impressiona per la sua possanza, il giallo della sua pietra si staglia contro l’azzurro del cielo: da 1800 anni sfida le intemperie e resiste immutato nella sua poderosa architettura. Tutto passa, gli uomini passano, Federico II che l’ha voluto addirittura muore prima di vederlo compiuto, ma Castel del Monte resiste eterno e immutabile, e oggi adeguatamente tutelato dal MIBAC e dall’UNESCO.

Riprendiamo il viaggio di ritorno. Solo un’interruzione per il pranzo nell’area di servizio di Canne, in un autogrill SARNI le cui focacce esageratamente farcite non ci fanno per nulla rimpiangere la Rustichella, anzi!

Il nostro ritorno a Firenze avverrà per una via diversa da quella dell’andata: scegliamo infatti di percorrere l’A14 fino allo svincolo per la Roma-L’Aquila, da qui proseguiamo per Roma immettendoci poi sulla Roma Firenze. Orario di arrivo le 20. Qualche piovasco sull’Appennino. Ma la grande soddisfazione di attraversare regioni d’Italia mai viste prima (il Nord della Puglia, il Molise, l’Abruzzo), ciascuna col suo paesaggio tipico, ci ripaga della fatica del lungo viaggio.

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martedì, 14.07.09

La tonnara di Scopello: tutto il fascino di un antico mestiere

Spesso visitiamo i luoghi senza conoscerne la storia o la funzione: li vediamo, ci piacciono esteticamente, ma non ne approfondiamo le vicende...

Questo è quello che è capitato a me personalmente quando, in Sicilia, mi ritrovai nella località denominata Tonnara di Scopello: splendida caletta a pochi passi dall'ingresso della Riserva dello Zingaro, visibilissima dal borgo di Scopello (quello splendido paesino dall'alto del quale si possono godere tramonti indimenticabili), la tonnara è ormai diventata un meraviglioso angolo di mare per implacabili bagnanti, che probabilmente poco sanno di quello che qui avveniva...

Perché, certo, qui avveniva qualcosa: non sono state scritte pagine di storia, non si sono progettate e combattute battaglie epocali, né si sono presi accordi politici o commerciali che abbiano cambiato le sorti del Pianeta. No, qui semplicemente avveniva la cosa più importante e fondamentale di tutte: ci si procurava da mangiare, ci si assicurava il sostentamento per tutta la comunità.

Per caso mi sono imbattuta in un libro recentemente pubblicato, Le vie del Mare, Palermo 2008, nel quale, tra le altre cose, si spiega il funzionamento della tonnara. Ho scoperto così un sacco di belle cose che non sapevo...

tonnara di scopello

C'è un particolare periodo dell'anno in cui i tonni depongono le uova. Le femmine che si apprestano alla deposizione sono riconoscibili per il loro ventre argenteo facilmente notabile da chi della pesca ha fatto il proprio mestiere. L'uomo da sempre conosce il rito di fecondità dei tonni e da sempre studia il modo per catturarli.

Nei tempi passati, la pesca del tonno richiedeva una complessa organizzazione del lavoro che coinvolgeva tutta la comunità. Ecco così che sorgevano strutture di raccolta nonché punti di partenza come la Tonnara di Scopello. La tonnara vera e propria, però, quella nella quale si realizzava la mattanza, era una trappola predisposta in acqua. A terra si predisponevano invece tutti gli strumenti, le barche di vario tipo e dimensione, le reti e i cavi che annualmente andavano rinnovati. Una persona, il "raisi", controllava e coordinava tutte le operazioni, depositario di un sapere che derivava da migliaia di anni di catture. La tonnara vera e propria era un'enorme rete posta in amre, tenuta fissata e aperta verso il largo. Senza entrare nel dettaglio, qui venifano fatti convergere i tonni fino a che, al raggiungimento di un ragionevole quantitativo di pesci, iniziava la mattanza. Il pescato veniva messo in botti, portato a terra, eviscerato avendo cura, però della bottarega - le pregiate uova del tonno - e decapitato, poi appeso in un locale apposito per favorirne il dissanguamento. Nulla veniva buttato del tonno: considerato il "porco del mare", tutto veniva utilizzato, non solo le carni e le uova.

Ecco così spiegato cosa succedeva a Scopello ogni maggio di ogni anno finché la tonnara ha avuto vita.

Ora, se mai andrete al mare a Scopello, saprete che non è solo una bella caletta, ma che nel tempo ha avuto un ruolo importante nella vita della comunità locale.

venerdì, 25.07.08

SAN VITO LO CAPO, DOVE LA SICILIA SOMIGLIA AI CARAIBI

Quest'articolo è in parte ripreso da Libero.news, perché leggendolo la mente mi è subito tornata all'estate di qualche anno fa, quando io e Lorenzo fummo conquistati dallo splendore della Sicilia, dai suoi colori e dai suoi profumi...  Nella cornice tropicale d'un mare trasparente, con la sua acqua cristallina turchese e verde smeraldo, palme che punteggiano la sabbia bianca e finissima, San Vito Lo Capo è un vero e proprio angolo caraibico.  A ridosso della riserva naturale dello Zingaro, con le sue calette da cartolina, San Vito è il paradiso di chi ama, oltre al mare trasparente, la buona tavola e quel certo non so che della Sicilia arabo-normanna, le sue tradizioni e il folklore cittadino. Come non assaggiare, infatti, il gelato al gelsomino e la granita, oh, sì, la vera granita siciliana, alla mandorla e al gelso? Come rimanere insensibili di fronte alla chiesa-fortezza che domina la via principale della cittadina?
  
Allontanandosi da San Vito, tappa obbligata è un'escursione nella riserva dello Zingaro, lungo la costa che, tra strapiombi mozzafiato e calette paradisiache, arriva fino a Scopello. Il percorso è lungo, su stretti sentieri che si aprono sulla spettacolare vista della costa, dai quali ogni tanto si dipartono dei diverticoli che scendono sino al mare… Chi ha voglia di camminare può (opzione consigliata) spingersi verso la metà del percorso, dove le calette sono più nascoste e meno affollate, per godersi appieno la pace della natura incontaminata di quest’angolo di Sicilia. Ma non finisce qui: quando si sbuca dall’altro lato, si può ancora fare lo sforzo di raggiungere la vicina tonnara di Scopello, meta prediletta dei sub che apprezzano i fondali intatti e ricchi di fauna. Salendo al paesino di Scopello si può infine godere del panorama della tonnara, con i faraglioni e le barche dei pescatori in secca sulla rada, magari dalla terrazza di un bel ristorantino in cui si gusta ottimo pesce fresco...  

mercoledì, 20.06.07

GOLE DELL’ALCANTARA: TUFFATI SE CI RIESCI!!!!

Poco all’interno di Giardini di Naxos si trova un paradiso naturalistico veramente degno di essere visitato, le gole create dal fiume Alcantara. È un posto semplicemente incantevole, un paesaggio incontaminato, di una bellezza da togliere il fiato: in millenni di percorso, il fiume Alcantara si è creato un passaggio angusto incidendo la roccia nera del basalto originatasi da un’antica eruzione (non siamo molto distanti dall’Etna) e ha dato vita ad un’oasi naturalistica eccezionale, come ce ne sono poche.

gole alcantara

Ad uso e consumo del turista sono stati creati tre differenti tipi di percorso: uno, il più semplice e tranquillo, ma anche ahimè il più breve, porta fino ad una spiaggetta, piccola per la verità, in cui si riposa il fiume dopo aver tagliato per chilometri la roccia nerissima e lucida e prima di riprendere la via attraverso altre rocce tra cascatelle e veri e propri canyon. Il secondo percorso consiste nel seguire il fiume proprio attraverso questi canyon, opportunamente assistiti da un’abile guida e debitamente coperti da una muta. Il terzo percorso è ancora più esteso del secondo, chi vi si avventura vive un’esperienza tipo rafting, sempre e comunque assistito da una guida sempre all’erta.

Le gole dell’Alcantara rimangono nel cuore di chi vi va per due motivi: per lo splendido spettacolo naturale, che si para davanti ai nostri occhi, del fiume che scorre tra pareti altissime circondato da una vegetazione rigogliosa, ma soprattutto per la temperatura dell’acqua, che è gelida!! Il gioco dell’estate è infatti riuscire a nuotare o per lo meno a immergersi nell’acqua: l’impresa è davvero ardua, perché (e chi l’ha sperimentato lo sa, chi invece lo fa abitualmente si farà beffe di me) dopo un po’ che si è immersi non si sentono letteralmente più le gambe! Una sensazione terribile, ma stimolante, e infatti tutti fanno a gara a chi si tuffa prima, complici le belle giornate di sole nel caldo africano della Sicilia.

mercoledì, 16.08.06

La Riserva Naturale dello Zingaro (Sicilia)

Riserva dello Zingaro

 

 

La Riserva naturale dello Zingaro ha due ingressi: uno a Scopello e uno a San Vito Lo Capo. Ad entrambi gli ingressi è distrbuita una cartina alla cassa....eh sì, l'ingresso è a pagamento, ma ne vale veramente la pena! La zona è veramente incantevole, perfino con aree attrezzate con tavolini per un pic-nic in una cornice paradisiaca. Esiste un percorso principale, sono consigliabili le scarpe da ginnastica (necessarie); il sentiero costeggia il mare edi tanto in tanto si diramano sentieri per le varie calette. Non limitatevi alla prima che anche se è molto bella è super affollata, il vero fascino della riserva è soprattutto più in avanti, con panorami mozzafiato e calette cristalline meno frequentate. Un posto veramente entusiasmante e una tappa fissa in un viaggio in Sicilia

 

 

Written by Lorenzo

mercoledì, 12.07.06

Taormina, la città più "in" della Sicilia

Taormina conserva ancora le vestigia di quando, col nome di Tauromenio, era una città greca. Greco è infatti il teatro, costruito nel III secolo a.C., e che è usato ancora oggi per spettacoli teatrali, come la Madama Butterfly, l’opera lirica che stava per andare in scena la sera che io e Lore l’abbiamo visitato. Ma ciò che rimane più impresso di Taormina non è il suo essere città di cultura, quanto la sua vocazione a città per turisti di un certo livello, soprattutto economico e sociale: tutto è in funzione del turista: negozi di souvenirs in ogni dove, pasticcerie ed enoteche con i prodotti tipici, e poi una serie di negozi di lusso e di ristorantini ricercati, tanto che si respira un’atmosfera degna di Montecarlo o di Porto Cervo. Se poi si vuole essere veramente “in” non si può non prendere un aperitivo nel locale più fashion della città: i clienti fanno a gara a sedersi sui cuscini posti su una scalinata che scende verso la piazza della chiesa, e qui sorseggiare il loro bicchiere di ottimo vino, sotto gli occhi dei passanti, il tutto in un’atmosfera da sogno creata dall’eccellente musica di Buddha Bar! Parola mia, abbiamo aspettato 20 minuti in attesa che si liberasse un posto su quei magici scalini, ma poi la soddisfazione è stata grande, e ne è valsa davvero la pena! Taormina è davvero un gioiellino da scoprire, ma lo si intuisce già nel momento in cui per entrare in città, posta sulla cima del promontorio, bisogna lasciare l’auto in un parcheggio a pagamento(piuttosto salato) e prendere poi il bus navetta perché è vietato l’accesso in macchina ai turisti; questo è un buon metodo, se non altro, per preservare la città dal traffico fastidioso e intenso che altrimenti ci sarebbe: perché l’affluenza di turisti è ogni giorno ad ogni ora elevatissima.