I viaggi di Marina e Lorenzo
sabato, 27.02.10
GENOVA è un film. Con Colin Firth
“Genova” è il titolo, semplicissimo ed essenziale, di un film girato nel 2008 nel capoluogo ligure e che ha tra i suoi protagonisti niente meno che l’affascinante Colin Firth, nel ruolo di un docente di cultura inglese che da Chicago dove vive con le figlie, rimaste orfane dopo l’incidente mortale in cui la madre è rimasta uccisa, decide di trasferirsi a Genova. Qui cercherà di ricucire il dolore, anche se non sarà facile, visto che la figlia più piccola si sente in colpa per la morte della madre, con conseguenze abbastanza pesanti.
Prendo dal sito del Mentelocale.it un passo della recensione al film in cui è magistralmente descritta l’impressione che fa la città allo spettatore:
“Ci sono alcuni spunti che forse i veri genovesi coglieranno con orgoglio, come il padre intento a preparare una pasta con pesto e fagiolini nella nuova casa, o le vasche in motorino giù da Castelletto fino alla Nunziata, o le serate di quando da giovani si andava al porticciolo di Nervi con la compagnia; molti sono invece gli spunti che solo gli occhi affascinati e pieni di sorpresa di chi non conosce ancora questa città sanno cogliere, quelli che Genova magari non sanno neppure come si pronuncia, eppure vi si perdono senza giudizio e senza paura: lo sguardo di chi osserva con uguale meraviglia il panorama da cartolina e la rumenta per terra, i palazzi di via Garibaldi e le bagasce di Prè.”
Genova in questa pellicola è presentata per ciò che è realmente: una città di mare in cui è facile perdersi nelle miriadi di vicoli. Al tempo stesso è città d’arte, con i suoi bei palazzi, tra cui spicca quello dell’Università in via Balbi. Chi conosce Genova gioca a ricollocare ogni singolo fotogramma nella mappa della città. Da non sottovalutare anche la gita fuori porta che i nostri protagonisti si concedono a San Fruttuoso di Camogli. Appare splendido, soprattutto quel sentierino che sale per la collina e che gira dietro il monastero, permettendo di coglierne anche sfaccettature che non si vedono nella consueta immagine da cartolina che tutti conoscono.

Per chi ama Genova, o per chi la vuole conoscere meglio, questo è il film adatto: un film che non si fa problemi a mostrare il degrado nei vicoli e il traffico cittadino, un film che racconta una storia “normale” in una città che non è un set cinematografico, ma che è protagonista insieme agli attori. Una città “normale”. Perciò tanto più bella.
domenica, 02.08.09
Cervo: medioevo e non solo
Mi sono resa conto che, pur avendolo citato molte volte, non ho mai dedicato un post a Cervo, splendido borgo medievale del Ponente Ligure che invece merita di essere conosciuto.
Cervo è un piccolo paesino medievale. Si trova sul mare ma in una posizione particolarissima: è tutto arroccato su una collina/promontorio che affaccia sul mare. Questo permise a suo tempo (ovvero per tutto il medioevo) a Cervo di avere un'ottima visibilità sul mare (questa zona è stata interessata a lungo dalle incursioni saracene, una torretta di avvistamento infatti si trova ancora nella vicinissima San Bartolomeo al Mare) e sull'interno, in quanto la sua posizione in altura permetteva di poter comunicare con i paesi dell'immediato entroterra (tra cui Diano Castello, che durante la guerra tra le Repubbliche Marinare di Pisa e Genova, fornì una nave ai Genovesi che vinsero sui Pisani nel corso della Battaglia della Meloria, 1284 se non erro).
Da vedere a Cervo c'è innanzitutto il castello, del quale per la verità non rimane granché della monumentalità che probabilmente un tempo aveva, ma che ospita al suo interno un piccolo museo etnografico che illustra le antiche pratiche contadine della zona. Dal castello, che è sulla cima della collina/promontorio, si scende attraverso uno dei tanti carrugi (vicoletti) che si snodano tra le case strettissime le une alle altre del borgo medievale, fino a sbucare nella piazza della chiesa di San Giovanni dei Corallini (i pescatori di coralli), splendido esempio di barocco ligure, che si staglia sul mare e offre un panorama splendido (molto gettonato per i reportages dei matrimoni). Nei vicoli si trova qualche piccola bottega artigiana, ma la cosa bella è che il borgo è vissuto dai suoi abitanti ed è molto ben tenuto.
In estate vi si tiene una rassegna musicale alla quale intervengono musicisti molto qualificati a livello sia nazionale che internazionale.
Ma non dimenticate, quando venite a Cervo, di andare al mare, mi raccomando! 
lunedì, 15.06.09
PISTA CICLABILE VISTA MARE!
Dove? Tra San Lorenzo al Mare (IM) e Sanremo!
Laddove una volta passava la ferrovia a binario unico che andava verso Ventimiglia (ora spostata più a monte), oggi passa una splendida pista ciclabile, anzi, un'autostrada ciclabile, completa, oltre che di 2 corsie per i ciclisti, anche di una corsia per i pedoni. Questo perché la San Lorenzo-San Remo non è una comune pista ciclabile, ma è molto di più: è una bellissima passeggiata, soleggiata, immersa nel verde e costantemente proiettata sul mare. Se nel caldo estivo vi viene voglia di fare un bagno, infatti, in ogni momento potete scendere in una delle calette che si aprono lungo il percorso.
La pista ha origine a San lorenzo al mare; a poche centinaia di m dall'inizio si incontra una lunga galleria (5 minuti in bici), la ex-galleria del percorso ferroviario, dopodiché, all'uscita, inizia il percorso naturalistico/paesaggistico vero e proprio: prima di arrivare a Sanremo, infatti, la pista costeggia il porto turistico di Marina degli Aregai, quindi attraversa i due piccoli borghi liguri, tutti carrugi e piccoli orticelli, di Santo Stefano e Riva Ligure. Prima di entrare in Arma di Taggia, a Capo Don, si può anche gettare uno sguardo alla piccola area archeologica completa di una basilica paleocristiana e di quelli che potrebbero essere i resti di una villa romana. Cosa non inconsueta questa, dato che oltre Arma di Taggia, a Bussana, un'altra villa romana è ben in evidenza a chi pedala da quelle parti.

Questa pista ciclabile ha l'indubbio merito di portare su nuovi percorsi non solo la gente del luogo, ma anche turisti che a frotte la inondano durante il fine settimana: un modo diverso per conoscere un territorio forse poco conosciuto, ma altrettanto ricco di suggestioni di tratti di costa ben più famosi, come quelli, ad esempio, del Levante ligure.
Per controllare e confrontare il percorso si può consultare il sito piste-ciclabili.com
mercoledì, 18.02.09
SANREMO: non solo Festival
Sanremo è probabilmente la città più conosciuta della Liguria (togliendo, mi auguro, Genova); fatto sta che se bisogna spiegare a qualcuno dov'è Imperia (che fa provincia), bisogna dire "vicino a Sanremo": subito al vostro interlocutore si illuminerà lo sguardo, perché capirà immediatamente di cosa si sta parlando. Per forza: il Festival di Sanremo da 59 anni proietta nelle case degli italiani questa cittadina della Riviera Ligure. Ma cos'altro è Sanremo? Parlare di Sanremo solo per il festival è riduttivo, molto riduttivo.
I fiori di Sanremo
Sanremo non era altro, nei secoli passati, che un comune come un altro della Riviera, sotto la Repubblica di Genova, poi passata al Regno di Sardegna e quindi al Regno d'Italia. Paese principalmente a vocazione agricola, con la produzione di Olio, agrumi e soprattutto fiori, per i quali peraltro è famosa ancora oggi. Un bel giorno, a metà dell'Ottocento, si sparge in Inghilterra la voce che la Riviera ligure di Ponente, e la Costa Azzurra, hanno il clima ideale, temperato e caldo, per poter trascorrere adeguatamente le vacanze e, perché no? Per trasferircisi nella vecchiaia. E così Sanremo, ma anche la vicina Bordighera, e Alassio, si riempiono di turisti inglesi. Bisogna allora cominciare a realizzare delle strutture recettive degne della puzza sotto il naso, e dei soldi, dei sir inglesi che giungono a frotte. Il piccolo borgo di Sanremo si trasforma piano piano: sorgono gli hotel, tra cui il Grand Hotel des Anglais che, già nel nome, rende l'idea...E poi c'è Corso Imperatrice e ville e Palazzi, e il Casinò e addirittura la Chiesa Russa...Sanremo si trasforma, e il piccolo borgo della Pigna, il centro storico, diventa quasi un paese estraneo, tipicamente ligure nell'impostazione, con i carrugi e i vicoli tipici di ogni borgo medievale della regione.
Verrebbe da dire "là dove c'era l'erba ora c'è...una città": perché grazie al suo nuovo status di meta turistica d'élite, in pochi anni a cavallo del Novecento Sanremo letteralmente fagocitò i terreni agricoli limitrofi. Sono rimasti, comunque, i produttori di di fiori. Perché i fiori di Sanremo vengono esportati in tutta Europa, sono un marchio di qualità riconosciuto anzi a livello mondiale. Non male per un paesino ligure...
...e poi ci sarebbe la storia più antica di Sanremo, quella legata alle sue ville romane...ma questa è un'altra storia....
venerdì, 23.01.09
Valloria, il paese delle porte dipinte
C’è un paesino nell’entroterra ligure che è riuscito a sfuggire all’anonimato in cui si crogiolano tanti piccoli borghi dimenticati, sconosciuti ai più, lontani dalle città, e magari difficilmente raggiungibili... Questo paesino è Valloria, nell’entroterra di Imperia, i cui abitanti, non più di 15 anni fa, si sono inventati un’idea fantastica per attirare l’attenzione su di sé: hanno cominciato a chiamare artisti locali, pittori principalmente, ed hanno chiesto loro di dipingere le porte delle case che si aprono sui piccoli e bui vicoletti del paese. Questi artisti hanno chiamato altri artisti, che hanno chiamato altri artisti, e così ad oggi sono molti i pittori italiani e stranieri che hanno firmato le porte.

Se si è fortunati si può vedere addirittura l’artista all’opera, mentre con pennelli e colori dipinge il suo soggetto, assolutamente fantastico, oppure evocativo, oppure che rievoca un tipico panorama ligure...in ogni caso ogni porta sembra aprirsi su un mondo fantastico in cui verrebbe voglia di tuffarsi...e immediatamente il pensiero corre agli abitanti di quelle case le cui porte sono dipinte, e che ogni giorno varcano davvero la soglia di casa loro entrando proprio in quel mondo meraviglioso che noi ora stiamo immaginando...

Il paesino è articolato, come tutti i piccoli borghi liguri, in una rete intricata di vicoletti e carrugi stretti, tortuosi e bui. Attraverso di essi si snoda un vero e proprio percorso di scoperta delle porte dipinte. In cima al paese c’è la chiesa e le tre fontane per cui il paese era conosciuto prima che le porte dipinte diventassero la vera attrazione di Valloria.

Che altro dire? A pochi chilometri dalla costa imperiese c’è questo piccolo gioiellino dell’entroterra, una chicca che chi passa di qui non può perdere per nessuna ragione al mondo!
giovedì, 15.01.09
A zonzo nell’entroterra imperiese....
... si possono scoprire dei piccoli tesori di architettura rurale e religiosa davvero non da poco!
È proprio uscendo di casa e addentrandosi appena nell’entroterra, nella provincia, nel territorio circostante che si possono fare le scoperte più interessanti. Non l’avresti mai detto, e invece scopri meraviglie che neanche immaginavi!
Così una bella giornata di inizio 2009, il 3 gennaio per la precisione, io e Lorenzo abbiamo deciso di fare un bel tour dell’entroterra di Imperia, in particolare della Val Prino, che si distingue per le sue bellezze storico-artistiche, oltre che paesaggistiche.
Abbiamo stabilito un piano del percorso: sarà circolare: partiremo da Imperia-Oneglia, attraverseremo Imperia-Porto Maurizio e da qui ci addentreremo risalendo il torrente Caramagna. Attraverseremo Dolcedo, col suo bel ponte medievale, andremo su verso Molini di Prelà e da qui ci inerpicheremo per la collina fino a raggiungere Valloria, il paese delle Porte dipinte che tanto piace ai turisti francesi e tedeschi; da qui vorremo andare ancora più su, fino a Tavole e al Santuario della Madonna del Piano, che domina tutta la vallata fino al mare. Poi ridiscenderemo e riattraversando Dolcedo saliremo fino a Bellissimi; da qui andremo su fino a Santa Brigida e da qui torneremo verso il mare scollinando. Vedremo dall’alto il paese di Civezza, attraverseremo Poggi, quindi passeremo sopra l’autostrada, vedremo il bel panorama di Porto Maurizio mentre si avvicina l’ora del tramonto e infine arriveremo sul mare, a Borgo Prino, dove ammireremo le logge di Santa Chiara, e il Parasio, centro storico di Porto Maurizio, nella luce calda di un tramonto invernale.
A voi che ci seguite, buona lettura!
Prima di inoltrarci nell’entroterra, come dicevo, la prima tappa, obbligata, è stata, in tarda mattinata, una passeggiata lungo il porto di Oneglia. Illuminato dalla luce del sole di questa bella giornata invernale, fa effetto vedere il mare, le case che si affacciano sul porto e sullo sfondo la montagna innevata! Ma siamo al 3 gennaio, e in questo angolo di Liguria è normale in inverno assistere a panorami del genere.
Pranziamo in uno storico locale sotto i portici del centro di Oneglia, il Bar Piccardo, che affaccia su Piazza Dante, poi cominciamo il nostro giro vero e proprio. Attraversiamo Porto Maurizio, l’altra metà di Imperia, completamente diversa da Oneglia, eppure unita ad essa nel 1923 da Mussolini che voleva creare un capoluogo. In realtà ancora adesso, a quasi un secolo dall’unione, sembrano due città, anzi, due paesoni diversi che nulla hanno in comune, per quanto la costruzione del nuovo porto stia costituendo un tentativo per colmare per sempre questa separazione.
Arrivati lungo il torrente Caramagna, ne risaliamo il corso ed arriviamo a Dolcedo, caratteristica per il suo bel ponte medievale e per la sua grande chiesa. Chi non guida e può godersi il panorama, noterà come la valle, così stretta, ha costretto gli abitanti a ricavare i campi da coltivare proprio lungo il fiume, mentre, laddove la valle si allarga, subito sorge il capoluogo. Dolcedo è appunto il capoluogo di questo primo tratto dell’entroterra imperiese. Ma vogliamo continuare a salire, pertanto non ci fermiamo a Dolcedo, ma ci addentriamo nel grosso territorio di Molini di Prelà. A Prelà fanno capo un’infinità di piccole frazioni, di piccoli paesini che sorgono qua e là sulle colline costellando tutto il territorio. Ci sono i paesini, poco più in là una chiesina isolata, poi un altro paesino, poi un’altra chiesina...il territorio, per quanto abbastanza lontano dalla città sulla costa, è densamente antropizzato, anche se non densamente abitato. Qui siamo lungo la via dell’olio e infatti i terrazzamenti che caratterizzano le colline sono tutti coltivati a olivo.
A Molini di Prelà si trova, guarda caso, un grosso mulino, che viene ovviamente fatto oggetto delle nostre voraci attenzioni fotografiche:

il mulino di Prelà
Ma saliamo oltre e arriviamo a Valloria, il paese delle Porte dipinte. Chiariamo subito un dubbio che potrebbe venire a chi ne sente parlare per la prima volta: le porte dipinte non sono antiche, per quanto il paese, a caruggi e piccoli vicoletti, abbarbicato sulla cima di un colle, sia un classico paesino medievale. Le porte sono state dipinte a partire dal 1994 da artisti più o meno noti al mercato dell’Arte, italiani, locali, ma anche stranieri e di fama mondiale. L’effetto è davvero molto suggestivo, soprattutto se capita di vedere qualcuno di questi artisti all’opera. L’iniziativa, promossa sicuramente da una personalità geniale che ha visto molto bene le potenzialità di quest’idea, si è rivelata una mossa vincente: Valloria è amata dai turisti francesi e tedeschi che imperversano nella regione, e tutti rimangono entusiasti al vederla. Il paesino è piccino, è talmente lontano dalla città che a nessuno verrebbe in mente di venire fin quassù, e invece, grazie alle porte dipinte, dal 1994 qui è un via vai continuo di turisti e di curiosi, italiani e stranieri.

Alcune porte dipinte di Valloria
Abbandoniamo Valloria visibilmente soddisfatti, dopo aver seguito il percorso consigliato lungo i caruggi per vedere tutte le porte dipinte, e ci inerpichiamo su un’altra collina, attirati da una piccola chiesina che si vede sulla cima di un colle che sembra poco distante e di cui non sappiamo assolutamente nulla. Una missione: arrivare fino lì, poter dire “l’abbiamo trovata!”. E così è. Arriviamo a Tavole, un paesino lungo la strada e qui individuiamo un sentiero che porta al Santuario della Madonna del Piano. Intuitivamente decidiamo che è lei la chiesina che abbiamo visto da Valloria. Ma qui dobbiamo andare a piedi. E dopo 5 minuti di passeggiatina, che fa anche bene alla salute in mezzo al verde e alla fresca aria di collina, arriviamo sulla cima della collina, in un piano su cui domina la chiesa. È lei, è il santuario di Santa Maria del Piano, che domina effettivamente tutta la valle e il cui sguardo si spinge fino al mare. Incantevole. Talmente incantevole nella sua semplicità (è una tipica chiesina rurale ligure, ad una sola navata con un portichetto antistante e un minuscolo e semplicissimo campanile) che decidiamo di farla concorrere al concorso fotografico di Comuni-italiani.it.
Questa chiesina ci fa venire in mente, mentre ridiscendiamo da Tavole fino a Prelà, un’altra piccola chiesina di cui abbiamo sentito parlare in questi giorni: Santa Brigida. È qui che ci dirigiamo ora. Ritorniamo a Dolcedo e da qui prendiamo la via che sale al piccolo paese di Bellissimi. Poco prima di entrare in paese, però, ecco il bivio che porta a Santa Brigida. Ed eccola, illuminato dal caldo sole delle 4 di pomeriggio di una giornata invernale: Santa Brigida è una piccola chiesa, affrescata all’interno, semplicissima nelle sue forme, e per questo tanto più bella. Sorge anch’essa sulla cima di un colle, nel punto in cui la strada scollina per andare in un’altra vallata. Da Santa Brigida partono alcuni sentieri a piedi che ci siamo ripromessi di percorrere questa primavera. Oggi invece discendiamo in macchina nella nuova vallata.

Vediamo dall’alto Civezza, classico paesino ligure abbarbicato sulla cima di un colle da cui gode tutto il panorama che si apre sul mare. Tuttavia il colle di Civezza non è così alto rispetto a dove siamo noi, per cui ci sembra quasi di essere su un elicottero che sorvola la zona, e non in macchina, mentre scattiamo la foto che lo immortala.
Non ci addentriamo però in Civezza e continuiamo la strada che porta a Porto Maurizio. Il tempo lento e inesorabile passa, e noi vorremmo essere sul mare per il tramonto. Arriviamo a Poggi, da cui si gode il panorama di Porto Maurizio e del Parasio, con l’inconfondibile duomo, poi proseguiamo, passando al di sopra dell’autostrada e quindi discendendo fino a Borgo Prino, sul mare.

Quando arriviamo è il tramonto. Il sole rosso illumina le Logge di Santa Chiara e la piccola chiesa di San Pietro del Parasio. E noi, sulla riva del mare, contempliamo questa suggestiva immagine con tutte le sue sfumature di colore e di atmosfera.
In un solo pomeriggio abbiamo esplorato una zona descritta su ben poche guide turistiche. Abbiamo affrontato percorsi che non tutti conoscono e questa è una cosa che ci riempie di orgoglio.
Per viaggiare ed esplorare non è necessario per forza prendere l’aereo e volare a New York o in Kenia, basta alle volte prendere la macchina e andare un po’ più in là di dove c’eravamo spinti l’ultima volta. Senza sapere cosa troveremo, solo con lo spirito di trovare qualcosa di nuovo.
venerdì, 28.11.08
Neve a Genova? Qualche foto di repertorio... - 2°parte
Mentre il maltempo nel nordItalia impazza, aggiungo altre foto della nevicata che colpì Genova nel 2005.
Ora tocca a Boccadasse sotto la neve:

questo invece è il mare, come lo si vede da Corso Italia:

e qui invece torniamo in centro, in Piazza De Ferrari:
Ancora buona nevicata ai genovesi!
Neve a Genova? Qualche foto di repertorio...
Oggi Genova, città di mare, è stata paradossalmente bloccata dalla neve. Per celebrare l'evento pubblico qui alcune foto di un'altra celebre nevicata, quella che colpì la città nel 2005, una mattina in cui i genovesi si svegliarono e fuori dalla finestra videro...tutto bianco!!!
Porto Antico. Le palme e non gli abeti carichi di neve!
e invece della slitta, una bella barchetta innevata!
Ancora il Porto Antico.
Queste sono le immagini più significative di quella nevicata.
Buona neve a tutti i genovesi!
venerdì, 21.11.08
Le 3 F della cucina genovese...
Sarà l'ora di pranzo che mi ispira, e sarà che è un po' di tempo che non mi reco a Genova, ma sento che mi manca la cucina genovese, in particolare quella di strada: ecco, per la precisione mi manca lo street-food Made in Genoa.
Quali sono le 3 F dello street-food genovese? Beh, ovviamente la FARINATA, la FOCACCIA e la FOCACCIA DI RECCO!
La FARINATA, conosciuta anche in Toscana ma con il nome di cecìna, altro non è che farina di ceci sciolta nell'acqua e messa in forno sul testo. Più è sottile è meglio è! La si può condire come si preferisce: l'abbinamento classico è con il porro, ma una vera squisitezza è con la salsiccia. Insomma, può essere arricchita come si vuole e il risultato è garantito! Narra la leggenda, a proposito di questo piatto tipico genovese, che sia stato inventato per caso dopo la famosa battaglia della Meloria, nel corso della quale nel 1284 a Repubblica Genovese sconfisse la Repubblica Marinara di Pisa. Piuttosto vecchiotto come piatto, no? A La Spezia e nel levante, i locali che fanno farinata vengono chiamati "fainotti" da "fainà" che è il nome della farinata in dialetto.
La vera FOCACCIA è genovese. Tutte le altre sono imitazioni. Un genovese non mangerà mai la focaccia lontano da Genova, perché solo a casa sua sa che può gustarla del giusto spessore (non più di 2 cm), unta al punto giusto (naturalmente con olio extravergine di oliva ligure), e salata con sale grosso. I genovesi doc sono addirittura rivoltanti quando la prendono a colazione e magari la "pucciano" (trauzione di "inzuppano") nel cappuccino. Sento già che state urlando "Orrore!", eppure i veri genovesi doc vi guarderanno all'alto in basso, vi diranno: "orrore? ma se è la cosa più buona del mondo!" e continueranno a pucciare la fugassa (focaccia in dialetto) incuranti delle vostre rimostranze.
La FOCACCIA DI RECCO è però in assoluto la regina incontrastata dello street food genovese. Nasce a Recco, piccolo paesino di mare immediatamente a levante di Genova e a due passi da quel gioiellino che è Camogli. Non è una focaccia nel vero senso della parola: è costituita da due sottilisime sfoglie di pasta in mezzo alle quali è spalmata una quantità inusitata di stracchino (di solito misto alla prescinsoea, una cagliata ligure). Il risultato è un trionfo dei sensi che non può immaginare chi non lo prova! Forse è un po' scomoda da mangiare (per via del formaggio fuso è impensabile mangiarla con le nude mani, e infatti di solito viene servita in un vassoietto), ma ha letteralmente conquistato tutti anche recentemente in occasione del Salone del Gusto di Torino, dove aveva un proprio stand, assediatissimo dai golosi visitatori, nella sezione dedicata, guarda un po', allo street-food.
giovedì, 13.11.08
Il porto di Oneglia: imbarco per Hollywood!
E' successo anni fa, quando per una scena del film "the Bourne Identity" fu scelta come location un tranquillo porto europeo come ce ne potrebbero essere tanti, eppure unico. In quella scena, della durata di 3 secondi netti, Matt Damon, dopo il naufragio che apre il film (e che già che c'erano, hanno girato al largo di Imperia), attraversa il lungomare nella notte, scomparendo in un vicolo. Piccola cosa, certo, eppure questa minima comparsata nel film ha risvegliato un certo e orgoglio, negli autoctoni e un discreto interesse nei turisti, che rimangono senza dubbio affascinati da questo borgo ligure affacciato sul mare. L'immagine più suggestiva la si vede dal molo: appare una larga banchina su cui affacciano edifici probabilmente piuttosto antichi, ingentiliti da portici e intonacati nei colori caldi e allegri che caratterizzano i porti mediterranei.
A differenza del classico borgo di pescatori ligure, oneglia non è accoccolata su una piccola insenatura, ma si sviluppa lungo la costa, alla foce del torrente Impero, che separa la città da Porto maurizio (è solo Mussolini, infatti, che nel 1923 crea Imperia, mentre prima esistevano i due paesotti Oneglia e Porto Maurizio). La collina è poco distante, ma non è insediato lì il nucleo più antico della città: esso è appunto sul mare, sfrutta la zona pianeggiante che circonda la foce dell'Impero. Una volta alla banchina erano attraccate le barche dei pescatori, che si alzavano ad ore improponibili la mattina, uscivano al largo, tornavano e vendevano il pescato o direttamente alle pescherie sotto i portici sul lungomare o al poco distante mercato coperto (che ancora esiste ed è attivo). Oggi il numero di pescatori si è molto ridotto, mentre il posto delle loro barche e dei loro pescherecci è stato occupato da lussuosi yacht, segno che la splendida cornice del porto di Oneglia non è passata inosservata (e certo anche la manifestazione "Vele d'Epoca" che cade ogni due anni a Imperia ha contribuito a farla conoscere al di fuori della Liguria finanche all'estero).
Contestualmente, i portici che danno sul mare si sono riempiti di ristorantini eleganti con cucina ovviamente a base di pesce, e di locali piuttosto chic per eleganti dopocena.
Al porto di oneglia si incontrano insieme lusso e tradizione: bei ristorantini e belle barche accanto all'odore del pesce pescato che non stona affatto perché, diciamocelo, la vera natura e la vera vocazione del porto di oneglia è la pesca e niente e nessuno dovrà mai cancellarla.
PS: a fine novembre si svolgerà sotto i portici del porto di Oneglia e in tutta la città la manifestazione gastronomica Olioliva: un'occasione per far conoscere il Made in Imperia anche al di fuori della provincia.
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