I viaggi di Marina e Lorenzo
domenica, 10.06.07
TOUR DELLA SICILIA: agosto 2005
1°: Palermo
Traghetto a Civitavecchia e si parte!!
Il nostro approdo è Palermo, splendida in una giornata di sole stupendo! Il nostro giro della città tocca i due teatri, Politeama e il Massimo, entriamo poi nella Vuccirìa, col suo mercatino di prodotti tipici, infine ci buttiamo nel centro della città: Piazza Pretoria, la fontana della Vergogna, l’imponente chiesa della Martorana, poi la Cattedrale, splendido monumento ispirato all’arte islamica e risalente al 1184. Ci impressiona per le sue grandi proporzioni e per la sua maestosità, ma soprattutto è proprio la sua architettura a colpirci, perché è uno stile ben poco diffuso in Italia (mi ricorda infatti la cattedrale di Siviglia, mentre non assomiglia a nessuna chiesa italiana che io abbia mai visto). Arriviamo poi nei giardini di Villa Bonanno, dove recenti scavi archeologici hanno messo in luce degli edifici privati di epoca romana. Da qui si arriva in un attimo al Palazzo dei Normanni, attuale sede della Regione Sicilia. Visitiamo la cappella Palatina, capolavoro dell’arte normanna, realizzata nel 1132, col soffitto in legno dipinto e mosaici dorati alle pareti: una splendida commistione di arte islamica e bizantina, come denota il Cristo Benedicente della cupola. Nei pressi del Palazzo dei Normanni sorge la chiesa di San Giovanni degli eremiti, del XII secolo, tipico esempio di architettura musulmana, davvero molto suggestiva, anche grazie al piccolo giardino-chiostro ricco di piante esotiche. L’interno della chiesa è molto semplice e spoglio, il che contrasta con l’esterno rigoglioso e vivacizzato anche dalle caratteristiche cupolette rosse.
E’ il momento della pausa pranzo, e, dato che siamo in Sicilia, perché non provare da subito la cucina tipica siciliana? Così assaggiamo finalmente i famosi arancini di riso, e per dessert un ottimo cannolo, una squisitezza!
Ci allontaniamo dal centro della città per raggiungere la Zisa, una residenza principesca realizzata da maestranze arabe per un principe normanno, segno della grande e importante impronta artistica e culturale lasciata dall’occupazione islamica nell’isola. Il percorso museale che si snoda all’interno delle sue stanze e dei suoi corridoi vuole mostrare la vita di corte normanna e al tempo stesso la cultura araba, per mettere in luce i legami tra le due culture. Prima di lasciare Palermo non si può non fare una visita alle Catacombe dei Cappuccini, famose credo in tutto il mondo per la quantità di cadaveri mummificati e scheletri preservati, conservati e esposti all’interno, tra cui la famosa bambina che dorme, che altro non è che una povera bimba morta nel 1929 e imbalsamata talmente bene da sembrare ancora oggi viva e solo addormentata. Uno spettacolo davvero macabro, ma che, guarda caso, attira più turisti di tutti quanti i monumenti della città messi insieme: durante il nostro giro turistico per la città, infatti, avevamo notato, con un po’ di stupore, che non c’era nessuno, pochissimi visitatori nella Cappella Palatina, nessuno a San Giovanni degli Eremiti, due o tre alla Zisa. Quando siamo arrivati davanti alle catacombe dei cappuccini, invece, abbiamo trovato una folla di visitatori provenienti da ogni parte del mondo: un po’ triste vedere come solo le cose macabre e curiose siano in grado di suscitare interesse nel turista medio!
Palermo è una città molto bella e molto varia, ad ogni angolo di strada rivela qualche novità e qualche sorpresa. Solo una nota negativa: il traffico delle macchine, non tanto per la quantità, quanto per il caos, dovuto soprattutto al continuo strombazzare di clacson per chissà quale motivo, peraltro inesistente; guidare a Palermo, ma in generale in Sicilia, è un’esperienza massacrante per chi non c’è abituato, compreso chi di solito guida nelle grandi città.
2°: Riserva dello Zingaro
Il nostro primo campeggio si trova metà strada tra Castellamare del Golfo, un paesotto carino se visto dall’alto del panorama, ma un po’ squallidino quando si gira per le sue vie, e Scopello, un piccolo borgo, che sembra un paese da film western, con due piazzette e un ristorante da cui si gode la vista mozzafiato della tonnara di Scopello. Questa si trova in una caletta fronteggiata da faraglioni, e la sua vista al tramonto è qualcosa di spettacolare. A due passi da Scopello si trova la Riserva Naturale dello Zingaro, un lungo percorso che si snoda sulle colline a picco sul mare e che ospita numerose calette una più bella dell’altra. La vegetazione, rigogliosa, è quella della macchia mediterranea, il mare è meraviglioso. La Riserva richiama ogni giorno frotte di turisti, che non vedono l’ora di arrivare nella prima caletta per farsi il bagno. Risultato: la prima rada è affollatissima, mentre man mano che ci si addentra nel percorso, le baie sono sempre meno frequentate e sempre più tranquille. La Riserva dello Zingaro è davvero un piccolo angolo di paradiso, perché coniuga due esigenze differenti: il desiderio del bel mare e la voglia di camminare nella Natura. Il percorso, davvero lungo, perché collega Scopello con San Vito lo Capo, rivela ad ogni curva nel sentiero una nuova meraviglia, un nuovo scorcio da fotografare, un nuovo panorama da immortalare, una nuova emozione da ricordare.
Anche se San Vito lo Capo è raggiungibile dalla Riserva, abbiamo preferito andarvi in macchina, facendo un giro lunghissimo nell’entroterra brullo e bruciato dal sole che è tipico della Sicilia. La cittadina è carina, con una spiaggia lunghissima e rosa per il corallo sbriciolato che vi si trova. Caratteristica è una chiesa-fortezza del XVII secolo, che sembra più una torre inespugnabile che non un edificio religioso. A San Vito lo Capo abbiamo bevuto la granita più buona di tutta la Sicilia: al gelso e al gelsomino in particolare, una vera delizia!
3°: Segesta e Monreale
Segesta è uno dei siti archeologici più famosi della Sicilia, famoso per il tempio di V secolo a.C. in stile dorico e per il teatro greco, poi rifatto dai romani, di III-II secolo, dove ancora oggi si allestiscono spettacoli, commedie e tragedie greche, sullo sfondo del tramonto siciliano. Nel percorso archeologico si incontra subito il tempio, di cui si conserva tutta la peristasi delle colonne con i capitelli dorici; dopo una lunga strada che si inerpica su per la collina, e che noi facciamo a piedi, mentre i più furbi vanno in autobus, si arriva al teatro, di cui si conserva molto bene la cavea. Lì nelle sue adiacenze recenti scavi archeologici stanno mettendo in luce l’abitato tardoantico e altomedievale. Segesta infatti ha continuità abitativa da prima che arrivassero i Greci – i suoi abitanti erano i Celimi – per tutta la durata dell’occupazione greca, poi romana, e fino, all’arrivo dei Vandali, che l’hanno distrutta. La città greca doveva essere abbastanza grande, secondo quanto rivelano le distanze tra il tempio e il teatro, eppure solo questi due monumenti e poco altro sono esposti al pubblico: gli archeologi hanno ancora molto da lavorare qui!
Il pomeriggio andiamo a visitare una delle chiese più famose della Sicilia: il Duomo di Monreale.

Per arrivarvi si percorre una strada da cui si domina tutto il panorama che scende fino a Palermo, alle cui spalle Monreale si trova. Il duomo è splendido e ricchissimo, famoso in tutto il mondo per i suoi mosaici, in particolare quello del Cristo Pantocratore, e per il suo chiostro, caratteristico per le sue colonnine tutte decorate l’una diversa dall’altra. Lo stile architettonico rivela di nuovo quella straordinaria commistione tra bizantino e arabo. Inutile dire che la chiesa brilla di luce propria, grazie ai mosaici dorati che la ornano e che brillano al sole che entra dalle vetrate. Anche le capriate del tetto della cattedrale sono decorate e tutto contribuisce a dare un senso di fasto e ricchezza incredibile.
4°: Selinunte e Agrigento
La Sicilia ha un’offerta archeologica davvero notevole: finora abbiamo visitato Segesta, ma il bello arriva quando in una sola giornata visitiamo il parco archeologico di Selinunte e quello della Valle dei Templi di Agrigento; una full immersion di quelle che non si dimenticano!!
Selinunte è fondata dai Greci nel VII sec. a.C.. Il nome deriva dal prezzemolo selvatico, selinon, molto diffuso nella zona. La città, fiorente in età greca, fu distrutta due volte da Cartagine, una prima nel 409 a.C. e una seconda nel 250 a.C. Della città si conservano le rovine dei templi e l’Acropoli. I templi sono nominati con lettere dell’alfabeto, in quanto non è chiaro a chi fossero dedicati. Sono tutti molto rovinati, uno addirittura è completamente distrutto, crollato su se stesso, e le macerie si possono ammirare in tutta la loro grandezza: capitelli, rocchi di colonne, pezzi dell’architrave, fanno impallidire chi li vede per via delle loro misure davvero gigantesche.

Dopo una mattinata passata tra le rovine il pomeriggio prevede...altre rovine!!
Siamo arrivati alla Valle dei Templi di Agrigento, decisamente invasa dai turisti, al contrario di Selinunte. Il parco, che gode di un’ottima fama e di un’altrettanto ottima pubblicità, è ben curato e il percorso passa dal tempio di Castore e Polluce, al Telamone, al Tempio di Ercole e della Concordia, il più famoso e il meglio conservato.
Lungo la via che conduce ai templi in età bizantina fu realizzata una necropoli interamente scavata nella roccia con tombe ad arcosolio: i turisti, immagino ignari di cosa fossero, facevano a gara per infilarsi in queste tombe e farsi fotografare! Alquanto macabro..
5°: Piazza Armerina
Per arrivare a Piazza Armerina, che si trova all’interno dell’isola, si costeggia il mare sino a Gela, dopodiché si piega nell’entroterra, dove si possono incontrare, perfettamente calate nel panorama brullo, quasi desertico di questa parte dell’isola, le trivelle per il petrolio. E pensare quanto paghiamo di benzina per tutti i casini che ci sono nel Medio Oriente...
Ma veniamo a noi. Piazza Armerina è un bel paesino arroccato sulla cima di una montagna, tutto viuzze strette che si arrampicano fino in cima, dove domina il duomo. Piazza Armerina è divenuta famosa per la villa romana del Casale, nota al grande pubblico per i suoi splendidi mosaici: chi almeno una volta nella vita non ha sentito parlare del mosaico con le fanciulle in bikini che giocano a palla? La villa è davvero immensa, risale al III-IV secolo d.C. e dev’essere appartenuta ad un personaggio di alto rango nella società romana, se non addirittura all’imperatore stesso. La villa è molto grande, e la sua particolarità è costituita appunto dai suoi numerosissimi e variopinti mosaici, a tema mitologico, come quello con Polifemo, o scene di vita quotidiana, come il mosaico della pesca o della caccia, o ancora delle corse nel circo. Ogni stanza ha il pavimento decorato a mosaico, dalle stanze private a quelle di rappresentanza.
Ma lasciamo la villa romana e facciamo rotta verso Taormina, passando prima, però da Siracusa.
6°: Siracusa
Siracusa è una città strana: innanzitutto la parte più viva della città è sull’isola di Ortigia, attaccata alla Sicilia da un ponte: e la prima cosa che ci accoglie ad Ortigia è il tempio greco di Apollo, o quel che ne rimane, dopodichè cii si addentra nel cuore dell’isoletta, e della città vecchia (ma non troppo! Infatti la città greca è da tutt’altra parte!) Su una pittoresca piazza si affaccia il duomo di Siracusa, una chiesa dalla facciata barocca che sfrutta in tutto e per tutto un antico tempio (le navate sono ottenute sfruttando le colonne della peristasi dell’antico tempio, splendido esempio della continuità di vita di un edificio attraverso i secoli). Ciò che rende caratteristica questa parte di Siracusa è la serie infinita di ristorantini che si affacciano sul mare col loro menù tipico a base di pesce freschissimo. Il ristorante migliore però si trova in un vicoletto nascosto, gestito da due personaggi incredibili che mentre ti servono fanno quasi del cabaret: insomma, si mangia bene e ci si diverte da pazzi: è la spaghetteria Do Scogghiu, da non perdere per nessun motivo!
La città greca, in particolare il teatro e le Latomie che hanno reso Siracusa famosa nel mondo, si trova da tutt’altra parte rispetto a Ortigia, sulla terraferma, se così si può parlare a proposito della Sicilia. Il teatro riflette incredibilmente nella luce abbacinante del primo pomeriggio, talmente bianco che fa male agli occhi; le latomie, dove tra l’altro vennero rinchiusi migliaia di prigionieri ateniesi durante la guerra del Peloponneso nel 413 a.C., si trovano poco distanti; tra esse risalta l’eccezionale orecchio di Dioniso, un’apertura nella roccia lunga, stretta e buia, con un’acustica eccezionale.
7°: Acireale e Aci Trezza
Il gelato in Sicilia è ottimo, ma ad Acireale è ancora più ottimo: la località è consigliata da tutte le guide come il posto migliore in cui gustare il miglior gelato dell’isola, e così abbiamo fatto! Seduti ad un bar della piazza del duomo, su cui per la verità si affacciano due chiese dalle splendide facciate barocche, abbiamo assaggiato il fantomatico gelato e siamo rimasti davvero soddisfatti!
Siamo poi andati ad Aci Trezza, la terra dei Malavoglia: è interessante notare come tutto nel paesino faccia riferimento proprio al romanzo di Verga: c’è il ristorante “La casa del Nespolo”, il museo dei Malavoglia e altri riferimenti che ricordano al turista cosa è stato ambientato tra queste case e in questo mare, in cui tra l’altro si trovano i cosiddetti scogli dei Ciclopi, quelli che secondo la leggenda Polifemo avrebbe scagliato contro Ulisse e compagni dopo che l’avevano accecato, poverino!
8°: Taormina
Si conclude a Taormina il nostro tour della Sicilia, non prima di essere passati dalle gole dell’Alcantara, posto splendido immerso nella natura, dove il fiume Alcantara forma delle gole scavate nella lava e dove la gente fa la gara a chi riesce a fare il bagno nell’acqua che è freddissima!
Taormina è un posto splendido, una cittadina meravigliosa, trendy ed elegante, ricca di storia e di glamour, col teatro greco perfettamente conservato e tuttora usato per rappresentazioni teatrali e opere come la Madama Butterfly, che era in cartellone quando ci siamo andati noi, e con le sue vie alla moda.
Infine si parte! Il ritorno alla terraferma è da Messina, dove si prende il traghetto per Villa San Giovanni sul continente: mezz’ora di traversata per arrivare sulla terraferma e per terminare così la nostra vacanza.
La Sicilia si è rivelata davvero incantevole e soprattutto varia: il mondo in una regione: mare, storia, arte, archeologia, natura, buona cucina, moda, magia; tutto racchiuso in un’isola che da sempre ispira le menti dei poeti, la fantasia degli scrittori e le passioni dei pensatori: basta pensare a cosa scrive Goethe per avere un’idea di ciò che la Sicilia è e rappresenta: una perla nel Mediterraneo.

