I viaggi di Marina e Lorenzo

I viaggiatori

 

E' da quando ho fatto l'inter rail nell'estate del 2003 che ho scoperto l'esigenza di tenere sempre un diario dei miei viaggi: vedere e conoscere tanti posti nuovi e non mantenerne un ricordo scritto, che mantenga sempre vive le impressioni, è un po' come non essere mai partiti!

Così ho cominciato a scrivere dei "diari di bordo", che aggiornavo giorno per giorno durante i miei viaggi, e che poi corredavo con foto, con biglietti di musei, con scontrini e con qualunque altra cosa raccogliessi durante la vacanza.

Ora è giunto il momento di condividere sul web il diario dei miei viaggi, anzi, dei nostri viaggi: perché a me e a Lorenzo piace tantissimo viaggiare, conoscere, vedere, e appena abbiamo un giorno, o un week-end noi partiamo!

Questo è il resoconto di tutte le nostre vacanze. E allora...si parte!!!!

 

 

E' Stato attivato il FORUM, con l'obiettivo e il desiderio di soddisfare le esigenze di tutti gli appassionati di viaggio. Dove ognuno potrà dire la sua arricchendolo e migliorandolo con i suoi consigli ed esperienze e cercando risposte alle sue domande e curiosità! Venite a visitarlo!!!

 

 


VISITATE ANCHE LA GALLERY CON TUTTE LE FOTO DEI NOSTRI VIAGGI!!!!


 

 

venerdì, 19.03.10

La strana storia di San Miniato

Spesso, nel corso delle nostre gite fuori porta, ci imbattiamo in località i cui nomi possono destare qualche curiosità. Spesso le località recano nomi di santi che sarebbero altrimenti sconosciuti, e la cui storia, invece, può essere curiosa. Per esempio: da dove deriva il toponimo San Miniato?    

Se si parla di San Miniato possono venire in mente due luoghi: uno è la bellissima chiesa di San Miniato al Monte, a Firenze, dalla cui terrazza si domina tutto il panorama della città; l'altro è il borgo medievale di San Miniato, in provincia di Pisa, il quale, apparentemente simile a tanti altri borghi, in realtà è stato oggetto di attenzione da parte di importantissimi personaggi storici, da Federico II Barbarossa, che qui ha fatto costruire una rocca che oggi è simbolo di San Miniato (la Rocca Federiciana che domina il panorama per chilometri nel circondario, lungo il Valdarno inferiore) alle truppe di Carlo V fino, addirittura, a Napoleone.

Ma chi è stato San Miniato? Perché evidentemente è un santo venerato, e importante almeno nel Medioevo, in Toscana più che altrove. Narra la leggenda che Miniato fosse un re armeno il quale, di passaggio a Firenze nel 250 d.C., durante una delle tante persecuzioni contro i Cristiani, rifiutatosi di venerare l'imperatore Decio e gli dei, fu condannato a morte. Narra la leggenda che nell'anfiteatro (di cui ancora oggi si riconosce il perimetro nell'andamento di alcune case e alcune vie vicino a Santa Croce) fu sottoposto alle più svariate torture dalle quali uscì, però, sempre indenne. Solo il definitivo taglio della testa lo uccise. O forse no, perché Miniato si prese la testa sottobraccio, corse fuori da Florentia, attraversò l'Arno e salì sul Mons Florentinus. Qui, finalmente, giacque e sul luogo della sua morte fu costruita, poi, la chiesa di San Miniato al Monte.

san miniato al monte

Una versione meno fantasiosa della leggenda, senza andare a scomodare i re armeni, sostiene che Miniato fosse un soldato romano di Florentia. Non cambia però la sostanza, perché per il resto la leggenda è uguale e porta alla giustificazione del perché la splendida chiesa di San Miniato al Monte fu eretta in quella posizione, in collina, dominante sull'Arno e sulla città. E' lecito chiedersi, un po' stile è nato prima l'uovo o la gallina, se sia nata prima la leggenda del santo e poi la chiesa o viceversa, e probabilmente non sapremo mai la risposta.

san miniato

Quanto a San Miniato - borgo medievale in provincia di Pisa, il nome gli deriva dall'intitolazione di una chiesetta che fu eretta da un gruppo di Longobardi venutisi a stanziare qui nel 783 d.C. Da questo primo nucleo col tempo sorse un borgo che nel X secolo fu fortificato, acquisendo così la denominazione di castello. L'intitolazione della chiesa divenne così per estensione il nome dell'intero abitato, ma incredibilmente non il santo Patrono, che è, invece, San Genesio. E', costui, un altro santo venerato in Toscana, dalla storia leggendaria, che dava il nome, invece, ad un insediamento poco distante, abbandonato poi nel Medioevo, oggetto oggi di scavi archeologici. Ma questa è un'altra storia

giovedì, 18.03.10

È PRIMAVERA A PARIGI. E NEI SUOI JARDINS

Parigi non stanca mai. In qualunque stagione sa offrire ai suoi estimatori qualche interessante spunto, o pretesto, per visitarla ancora una volta. Anche in questo periodo, l’inizio della Primavera (le début du printemps, direbbero les Parisiens) si può contare su voli Parigi per tutte le tasche, soprattutto low cost: come EasyJet, per esempio.

La scusa di stagione per visitare Parigi può essere quella di poter fare lunghe e rilassanti passeggiate nei suoi splendidi giardini che si cominciano a vestire dei colori primaverili: i fiori nelle aiuole cominciano a sbocciare, le gemme e i boccioli sui rami degli alberi iniziano a schiudersi.

Il miracolo della Primavera a Parigi si gode innanzitutto nel giardino più famoso della Capitale: Les Tuileries. Sono molto ampi: dall’Arc du Carrousel, di fronte al Louvre, essi arrivano fino a Place de la Concorde, da cui poi inizia il maestoso viale degli Champs Elisées. Giardini molto ordinati ed eleganti erano, fin dalla loro realizzazione nel 1666, il luogo di ritrovo preferito per gli aristocratici che amavano partecipare alle celebrazioni reali. Rimane l’impressione di trovarsi in un eden aristocratico, con i prati decorati da statue, gli ampi stagni, i vialetti alberati e qualche chioschetto qua e là, unica concessione alle esigenze dei turisti opportunamente caché per non disturbare la magia.

les tuileries

Un altro parco, molto ampio e ordinato, è Champ de Mars, dietro alla Tour Eiffel: nato come campo da parata per la vicina Ecole Militaire, divenne poi un ippodromo, almeno fino al 1855. Qui i vasti prati la fanno da padrone: stendersi all’ombra della Tour Eiffel non è esperienza da poco!

Altro giardino di Parigi è quello di Les Halles. Un po’ avveniristico rispetto agli altri, così ordinati e signorili. Del resto, qui siamo dalle parti del Centre Pompidou, dove antico e moderno si incrociano e si fondono. Sotto il giardino de Les Halles si apre un grande centro commerciale, in superficie si innalza la splendida chiesa gotica di Saint-Eustache. Giardino di contraddizioni, si potrebbe dire, che vale la pena di visitare.

Se usciamo da Parigi città, infine, non possiamo non andare a Versailles, dove il Re Sole fece realizzare la reggia più sontuosa che la storia ricordi, prigione dorata per i nobili parigini che, alloggiando a Palazzo non potevano tramare alle spalle di Luigi XIV. Il giardino è un monumentale disegno ordinato in cui si susseguono boschetti, labirinti, fontane, tra cui i Bagni di Apollo, la fontana più bella e giustamente famosa del Parco. Lo stesso Luigi XIV fu talmente entusiasta dei giardini di Versailles che tracciò una descrizione dettagliata del modo migliore per visitarli.

giardini versailles

Questi sono solo alcuni dei più bei giardini di Parigi e dintorni. Gli altri, però, per ora, li lascio scoprire a voi…

lunedì, 15.03.10

MICHAEL CUNNINGHAM, DOVE LA TERRA FINISCE

Chi come me è ignorante in geografia, leggendo le prime righe potrebbe pensare che Provincetown sia un luogo della mente più che un luogo reale. Non viene fornito alcun dato geografico significativo, ma solo descrizioni ai limiti del metafisico (questa Provincetown sembra così provinciale e insignificante e tuttavia poetica e di una struggente bellezza), ma piano piano assume il rango di città reale: scopriamo che si trova nel New England, che sulle sue rive sbarcò il Mayflower, che è la meta prediletta da gay e lesbiche d'America e che sì, è una cittadina insignificante, ma cui Cunningham è molto legato. Nessuno scrittore americano, forse uno, ha mai dedicato un libro a Provincetown. Lo fa Cunningham avvertendo però il lettore che non farà una descrizione oggettiva della città ma farà la SUA descrizione della SUA Provincetown: "con questo libro spero di offrire né più né meno che la storia del mio amore personale", dice.

Provincetown è una meta turistica d’estate, alla pari delle nostre città lungo la Riviera romagnola: viva e attiva, sovraffollata nella bella stagione, morta e deserta d’inverno. Non un monumento che possa spingere un viaggiatore a recarvisi. E francamente, dopo aver letto questa lunga descrizione, non ho aggiunto Provincetown all’elenco dei luoghi del mondo da vedere nella vita. E non perché Cunningham non descriva bene la città: anzi, la descrive in modo mirabile, riuscendo a cogliere una poesia nelle singole piccole cose, cose che sarebbero altrimenti insignificanti, come solo pochi riescono a fare. La capacità evocativa della sua scrittura rende poetica una città che, per ammissione stessa dell’autore, poetica non è per niente. Scrive Cunningham “Provincetown è per sua natura una destinazione. Non è sulla strada di altre mete. Una delle sue attrattive sta nel fatto che le persone che ci arrivano hanno compiuto un certo sforzo per farlo”(p. 12).

Cunningham insiste molto sulla vocazione di Provincetown quale città frequentata da gay. Da omosessuale dichiarato, però, volutamente non cerca di rendere questo fatto come una cosa normale, ma lui stesso insiste, sottolineando più e più volte come gli eterosessuali qui siano in minoranza. Un’insistenza su cui vale la pena di riflettere: quasi come se volesse arrogarsi un diritto di conquista su questa città, come se essa fosse un baluardo, una roccaforte. Ma Provincetown è soprattutto una città di artisti; Cunningham lo spiega molto bene: da fine ‘800, quando la popolazione lasciava le campagne e in genere le terre più provinciali per cercar fortuna nelle metropoli, al contrario gli artisti rifuggivano la città e cercavano luoghi “ai confini del mondo”, in cui recuperare l’essenziale e la purezza della vita e dell’ispirazione. Prima pittori, poi scrittori e autori di commedie si stabilirono o trascorsero alcuni anni della propria vita qui, dando impulso ad una tradizione che, quando Cunningham era studente, si era trasformata in una borsa di studio per studenti aspiranti scrittori o poeti. È proprio grazie ad una di queste borse di studio che Cunningham approda la prima volta a Provincetown, rimanendone stregato.

Il suo omaggio alla città cui in assoluto è più legato è questo libro, che non è un racconto, non è una guida, non è una mera descrizione di luoghi e di fatti, ma è tutte queste cose insieme e, in alcune pagine, è pura poesia.

sabato, 13.03.10

Taste - in viaggio con le diversità del Gusto - Stazione Leopolda, Firenze, 13-15 marzo 2010

Si svolge questo week-end a Firenze, nello spazio espositivo della Stazione Leopolda, Taste - In viaggio con le diversità del gusto, una manifestazione enogastronomica pensata per far incontrare i produttori di beni gastronomici che si potrebbero definire "di nicchia", comunque non destinati alla grande distribuzione, e gli operatori del settore, ristoratori, distributori su scala più o meno ampia, esportatori. L'occasione è però aperta anche al pubblico dei semplici curiosi, di coloro che, soprattutto, sono interessati a provare qualcosa di nuovo e di diverso.

locandina taste 2010

La manifestazione è organizzata nel seguente modo: su una serie di lunghi corridoi si affacciano i banconi dei vari produttori: si va dal vino ai salumi ai formaggi, all'aceto balsamico, alle gelatine e alle confetture, ai prodotti caseari in genere, al pesce, ai biscotti e ai dolci, al cioccolato, al caffé, al e alla birra. L'ingresso per il pubblico costa 10 euro, con la possibilità, a parte, di procurarsi un bicchiere per le degustazioni di vini e birre. Potenzialmente uno potrebbe uscire ubriaco dopo aver passato in rassegna tutto quanto... Al termine del giro tra i corridoi del gusto si approda nell'area acquisti, dove si possono acquistare i prodotti che più ci hanno colpito, incuriosito, entusiasmato, estasiato. I prodotti, infatti, non vengono acquistati direttamente dal singolo produttore, come avviene, ad esempio, al Salone del Gusto di Torino: il produttore, infatti, a Taste ti invita ad assaggiare, ti spiega, se glielo chiedi, di cosa si tratta e con cosa si abbina o come meglio si cucina ecc.

La manifestazione è interessante perché permette di scoprire non solo piccoli produttori che altrimenti rimarrebbero sconosciuti ai più, ma anche prodotti innovativi o particolari: potete immaginare con quale sorpresa mi sono trovata davanti, ad esempio, Pandolio, una piccola azienda della mia natìa San Bartolomeo al Mare (IM, e di cui conosco i proprietari) che produce interessanti biscottini realizzati con olio d'oliva; altri piacevoli incontri non sono mancati, come scoprire che viene prodotta la gelatina di birra (dall'azienda Oleum) e quella di zibibbo, un vino liquoroso siciliano (dall'azienda Scyavuru); poter assaggiare l'oro per alimenti, poi, non è impresa da tutti i giorni: se poi, per fartelo gustare al meglio, ti viene servito come decorazione per un improvvisato cocktail, ancora meglio!

Se passate da Firenze in questo fine settimana, fate un salto a Taste: merita davvero, e il vostro palato vi ringrazierà! 

giovedì, 11.03.10

DOVE MI PIACEREBBE VOLARE? A MADRID! Parte terza: MANGIARE

Sempre nella mia lunga opera di documentazione riguardo Madrid, iniziata qui e qui, non potevo non affrontare un discorso fondamentale: mangiare! Se tu voli per Madrid devi anche sapere cosa e dove mangiare, o averne almeno un’idea. Innanzitutto bisogna prima arrivare a Madrid, magari con uno dei tanti voli last minute per la capitale.

voli low cost per Madrid

Ricordo che durante l’interrail a Madrid avevo scoperto due cose fondamentali che mi sarei portata per anni nel cuore: la cerveza y lemòn, ovvero la birra col limone, e las patatas bravas, patate al forno, o saltate in padella, a seconda dei casi, con una salsa piccante a base di salsa di pomodoro e tabasco. Ho ri-scoperto sul mio mitico diario di viaggio l’esistenza del “Museo do Jamon”: trattasi di un negozio con bancone/salumificio dove si vende il tipico prosciutto spagnolo, lo jamon serrano, insieme ad altri prodotti tipici della cucina spagnola. Di questi “musei” Madrid è piena, così come dei locali appartenenti alla catena “100 Montaditos Cerveceria”: in questo caso si tratta di paninoteche/birrerie che propongono una vasta gamma di panini e birrette a 1 e 2 euro. L’ideale per uno spuntino e per socializzare. Ma il buongiorno, anzi il buon appetito, a Madrid si vede dal mattino: la colazione madrilena prevede infatti churros con la cioccolata (o con il caffelatte) oppure la tortilla de patada, cioè una frittata di patate. Salute! Tutto ciò ve lo potete procurare al Mercado de San Miguel, un mercato coperto con negozietti di cibarie e pasticcerie assolutamente da non perdere. Diffidate invece, se è la prima volta che andate in Spagna, dai ristorantini assolutamente turistici che propongono, con un bel cartello colorato e invitante, la paella fatta in tutti i modi possibili e immaginabili: troverete lo stesso cartello con le stesse identiche proposte anche a Siviglia, Granada, Medina del Campo! All’epoca, nel 2003, ero ancora una pivella da questo punto di vista, la paella così confezionata costava poco ed era il prodotto tipico da mangiare: che delusione perciò quando abbiamo scoperto che non era una prerogativa del ristorantino (in Plaza Major) in cui avevamo mangiato, ma era un prodotto sul modello chef-express! Bisogna sempre stare attenti, se si vuole mangiare il prodotto tipico di qualità: costerà probabilmente un goccino in più, ma ne varrà sicuramente di più la pena.

martedì, 09.03.10

ANTICHE CAMELIE DELLA LUCCHESIA – XXI edizione

Alle volte le scoperte migliori avvengono per caso. Ed è per caso che ho scoperto l’esistenza di una manifestazione che si tiene ogni anno in un piccolo borgo del territorio di Capannori (LU), S.Andrea di Compito, dedicata alle camelie, che nella zona sono intensamente coltivate. Ho scoperto questa manifestazione per un evento del tutto fortuito: leggendo un libro sul tè  ho scoperto che in Italia ne esiste un solo produttore, Guido Cattolica, e cercando info sul suo conto i sono imbattuta in rete nel sito web della Mostra Internazionale della Camelia.

s.andrea di compito

E così eccoci qui, io e Lore, a S.Andrea di Compito domenica, 7 marzo 2010. La manifestazione, Antiche camelie della Lucchesia, giunta alla sua XXI edizione, si svolge su 2 week-end, quello, ormai passato, del 6-7 marzo, e il prossimo, del 13-14 marzo 2010. In sostanza si tratta si un percorso itinerante tra le vie, le ville e le piantagioni del paesino, nel quale si inseriscono presentazioni, conferenze, lezioni dedicate alla camelia japonica, la più diffusa, da fiore, e la camelia sinensis, la pianta del tè. E il tè è stato un po’ il protagonista, infatti, della giornata di ieri (motivo, poi, per cui noi siamo andati) e lo sarà anche delle giornate future.

Ed ecco la nostra giornata.

Si arriva a Pieve di Compito e si prende una navetta che porta, dopo 2 km di bosco, al paesino, all’inizio del percorso. Siamo arrivati troppo tardi per assistere alla cerimonia del tè Matcha, tè verde giapponese in polvere, nel giardino di Villa Orsi, ma nello stand qui allestito dall’AICTEA è stato possibile assaggiare alcuni pregiati tè di importazione e, dalle 12.15, il tè tutto italiano prodotto da Guido Cattolica nella sua piantagione dell’Antica Chiusa Borrini, dall’altra parte del paese.

camelie

Era approntato un presidio Slow Food. Dietro acquisto di un carnet valido per 11 degustazioni di cui 3 vini, armati di posatine di legno e di bicchiere d'ordinanza, si poteva compiere un percorso del gusto per le vie del paese, passando tranquillamente (non a caso è "Slow" Food) dai crostini ai salumi, ai tordelli di Lucca, alla zuppa alla frantoiana, ai fagioli cannellini, al pecorino col miele ai necci con la ricotta. Una gioia per il palato e per la salute, perché passeggiare all’aria aperta fa sempre piacere. Voto: 10+!

 sant'andrea di compito sant'andrea di compito

Il pomeriggio era dedicato alle conferenze: in un luminoso stand coperto, circondato da un’esposizione “scientifica” di fiori di camelie delle più svariate cultivar prodotte nella zona, alcuni esperti dell’AICTEA, tra cui Livio Zanini, che avevamo già incrociato a Higan 2007, hanno parlato delle varie tipologie di tè (bianchi, verdi, neri…lo sapevate che esistono anche i tè gialli?), della perfetta tazza di tè (the perfect cuppa, come scrisse una volta George Orwell), ovvero della giusta quantità e del giusto tempo di infusione del tè in funzione dell’acqua nella tazza, e del binomio tè e salute.

camelia sinensis camelia sinensis

A concludere la giornata (la manifestazione chiude alle 18) una visita all’Antica Chiusa Borrini, dove viene coltivata la camelia sinensis da cui si ricava il tè. Qui Guido Cattolica produce il suo tè italianissimo (in pochissime quantità perché la sua piantagione certo non compete con le sterminate distese del Darjeeling) e vende, per chi lo desidera, la piantina e i semini di camelia sinensis. Ovviamente ho acquistato entrambi, pianta e semi: chissà che non possa essere l’inizio di una mia personalissima produzione di tè?

Ricapitolando, ecco i dati relativi alla manifestazione:Mostra Internazionale della Camelia, 6-7 / 13-14 marzo 2010 - S. Andrea di Compito – Capannori (LU)

http://www.camelielucchesia.it/

domenica, 07.03.10

NATIONAL GEOGRAPHIC, GUIDA COMPLETA ALLA FOTOGRAFIA DI PAESAGGIO

Il National Geographic, famoso nel mondo per la sua rivista e soprattutto per le magistrali fotografie del nostro pianeta, decide di non tenere tutto il suo sapere per sé, ma di favorire anche noi comuni mortali spiegandoci come si fa una buona fotografia di paesaggio. Con il consiglio di sapienti fotografi della rivista più famosa del mondo, la Guida aiuta noi, dilettanti allo sbaraglio alle prese con paesaggi sublimi quando siamo in viaggio, ad ottenere il meglio da noi stessi e dalle macchine fotografiche per ricavare scatti che valgano più di mille parole.

Si inizia con una parte generale, ricca di spunti validi per qualsiasi macchina fotografica e rivolti a qualsiasi bipede con una scatoletta con obiettivo in mano. Già dalle indicazioni sui vari tipi di ambienti, sui modi dell’inquadratura, sulla luce e sui tempi di esposizione io, comune mortale che vado in viaggio e voglio scattare belle foto, posso scoprire importanti idee che solitamente nascono dall’esperienza, o dal confronto con altri fotografi. La regola dei terzi, ad esempio, tanto conosciuta ai più quanto sconosciuta a me, mi ha aperto gli occhi su come bisogna scegliere l’inquadratura:  per chi non lo sa, la regola dei terzi consiste nel dividere idealmente il campo visivo del mirino della nostra fotocamera in 9 quadranti separati da linee immaginarie che compongono una sorta di griglia. Bene: il punto focale della nostra foto, l’oggetto della nostra attenzione, nonché soggetto della foto che vogliamo realizzare, non deve essere posto nel quadrante centrale, ma in uno degli altri. Il soggetto decentrato rende dinamica e interessante la foto molto più di quanto sarebbe se esso fosse centrale. Un’altra idea, di cui ho già parlato qui, consiste nel ritagliarsi un mirino da porre davanti all’occhio per guardare attraverso di esso il paesaggio: così ci rendiamo conto esattamente di cosa la nostra fotocamera inquadrerà. Perché è inutile, per quanto il nostro apparecchio possa essere il più evoluto, potente e costoso sulla piazza, non potrà mai avere l’ampiezza di campo visivo dei nostri occhi. Quello che possiamo fare noi è utilizzare la macchina fotografica in modo da avvicinarci quanto più possibile a ciò che il nostro occhio ha visto.

La seconda parte della guida è più tecnica: parla di programmi di fotoritocco e prima ancora di tempi di esposizione, di flash, di ISO,  tutte cose non immediatamente comprensibili ai più.

Per ora ho dato una lettura, interessata alla prima parte, più veloce alla seconda (del resto, non sono io la fotografa della coppia!). Ma sicuramente quando sarà il momento di partire per un bel viaggio, di quelli per i quali merita saper fare delle belle foto, lo studierò come si fa con i libri di scuola, lo serberò come la cosa più preziosa. Come la fotocamera, sostanzialmente.

giovedì, 04.03.10

LA RAMBLA DI BARCELLONA: IL RITROVO DEGLI ARTISTI DI STRADA

Ogni stagione è buona per visitare Barcellona. Basta andare in aeroporto, prendere uno dei voli per la capitale catalana, anche Ryanair, e via! Come vi ho già detto in altri post, di voli Barcellona ce n’è a tutte le ore e per tutte le occasioni. Per esempio: vi piacciono gli artisti di strada e volete vedere il luogo d’Europa dove se ne trovano di più? È proprio a Barcellona che dovete andare!

A Barcellona gli artisti di strada si ritrovano sulla Rambla, il lungo viale alberato che da Plaça de Catalunya arriva sino al Monument a Colom, la statua di Cristoforo Colombo che guarda verso il mare aperto. La Rambla, lunga arteria che divide i due quartieri del Raval e del Barri Gotic, è una splendida e piacevole passeggiata che dal centro nevralgico della città arriva fino al mare.

Passeggiando sotto i suoi alberi ombrosi, oppure sedendosi a prendere una bibita o una cerveza ad uno dei baretti che si affacciano lungo la via, non si può fare a meno di osservare, e di venire coinvolti dai singoli spettacoli degli artisti di strada. Sono tantissimi, e ognuno presenta le proprie peculiarità: ci sono le statue viventi, travestite nei modi più strani, più divertenti, con lo scopo di suscitare un sorriso e curiosità: i bambini in particolare rimangono affascinati da queste figure assolutamente immobili e truccatissime. Una fotografia ricordo è d’obbligo, a questo punto!

Ma non ci sono solo gli uomini-statua a rallegrare la Rambla: c’è chi canta, c’è chi suona, c’è chi dipinge, chi fa il mimo, il burattinaio e chi fa il giocoliere… la casistica è molto varia.

la rambla

Voglio ricordare due episodi che mi sono rimasti nel cuore lungo la Rambla: il primo risale a qualche annetto fa: eravamo a sorseggiare una birretta in uno dei locali lungo la Rambla. Davanti a noi scorreva la folla dei passanti. Tra di essi passeggiava un tipo strano, munito di bombetta, che faceva scherzi a chiunque, donne, uomini, bambini, anziani… a ciascuno di loro faceva una sorta di candid-camera: imitava la camminata strana di un ignaro signore, ne imitava un altro come se fosse l’ombra, faceva finta di voler mangiare il gelato ad un bimbo, abbaiava improvvisamente facendo trasalire la fanciullina distratta di turno, il tutto fra l’ilarità generale del pubblico seduto nel dehors del locale. Alla fine dell’improvvisato spettacolino il nostro “comico di strada” giustamente passava tra i tavoli a riscuotere il prezzo del biglietto.

L’altro episodio riguarda uno degli spettacoli dal vivo che io apprezzo di più gli spettacoli improvvisati cui può capitare di assistere, tra ovvero la breakdance in mezzo alla strada: in fondo, basta uno stereo e l’abbigliamento adatto. Quella volta lo spettacolino si era svolto in fondo alla Rambla, vicino al monumento a Cristoforo Colombo: un gruppo di ragazzi americani aveva letteralmente catalizzato l’attenzione dei passanti offrendo uno spettacolo di breakdance: evoluzioni in aria, velocità, ritmo e acrobazie: una meraviglia per gli occhi. C’era persino il presentatore, che chiedeva l’offerta, coinvolgeva le ragazzine, si esibiva con gli altri in qualche acrobatico salto mortale a suon di musica tecno.

break dance

Per concludere, gli artisti di strada si trovano dappertutto, non solo nelle grandi città ma ovunque ci sia da fare festa e ovunque ci sia tanta gente. A Barcellona, però, la loro presenza fa parte del carattere della città. Un’ulteriore conferma della poliedricità e dell’apertura della capitale catalana, capitale dei giovani e di chi ha voglia di mettersi in gioco.

martedì, 02.03.10

La SCUOLA di CARNET di VIAGGIO di Stefano Faravelli apre i battenti

Se solo sapessi usare gli acquerelli o quantomeno disegnare decentemente non avrei dubbi, e quest'estate parteciperei alla Prima edizione della Scuola di Carnet di Viaggio di Stefano Faravelli. Si svolgerà a Riomaggiore, nel Parco Nazionale delle Cinque Terre dal 27 luglio al 1 agosto 2010. Quale migliore cornice per cimentarsi con l'arte e la natura?

Ma di cosa si tratta? in sostanza è "una scuola en plein air di disegno e acquerello (e scrittura, collage...) per risvegliare e nutrire sensibilità paesaggistiche e sensoriali, in risonanza con una delle più belle terre d'Italia e del Mediterraneo."

Il corso è a numero limitato: solo 10 fortunati, desiderosi di imparare a realizzare un carnet, o appassionati del genere, si potranno confrontare col loro maestro, Stefano Faravelli.

Per informazioni, programma e iscrizioni: http://www.scuoladelviaggio.it/scuolacarnet_ita.htm  

Più e più volte vi ho detto quanto mi piacciono i carnet di viaggio, di Stefano Faravelli e non solo, e io stessa sono convinta di aver realizzato, col mio diario di bordo dell'interrail un carnet di viaggio sui generis, privo di disegni, ma ricco di immagini e di collages. Per questo voglio pubblicizzare questa Scuola, perché ritengo che chi ha le capacità artistiche (delle quali sono ahimè carente) è bene che possa essere indirizzato ad usarle. E cosa c'è di più bello che fissare in un'immagine, in un acquerello, uno splendido paesaggio o l'impressione di un incontro?

domenica, 28.02.10

Imperia. Due luoghi: una città

Forse non tutti sanno che la città di Imperia, nel Ponente Ligure, è l'unione, realizzata nel 1923 da Mussolini, dei due centri, poco più che paesoni, di Oneglia e Porto Maurizio, separati dallo scorrere del torrente Impero. A documentare quella fase storica, fase che significò il completo rinnovamento della nuova città, l'edificazione di un palazzo del Comune e delle Poste degno di essa, e dell'adeguamento di tutti i servizi, intervenne l'apparecchio fotografico di un fotografo, Giuseppe Ragazzi, che tra il 1910 e il 1940, anno in cui morì, fotografò angolo per angolo la nuova città. Oggi, a 70 anni dalla sua scomparsa, si realizza a Imperia, nella splendida cornice di Villa Faravelli, "Due luoghi: una città" una mostra fotografica dedicata al fotografo e alla città che ne ha ispirato l'opera mostrando, attraverso le fotografie, i cambiamenti che sono intervenuti negli anni nel tessuto urbano. Gli imperiesi possono giocare a indovinare dove si trovavano rispetto ad oggi gli scorci fotografati, i non imperiesi potranno verificare che Imperia non è variata poi più di tanto nelle sue linee essenziali: il fiume Impero fa sempre da confine tra i due centri precedenti, e ancora oggi Cacelotti e Ciantafurche, come si apostrofano tra di loro gli abitanti di Oneglia e di Porto, provano ancora un certo "campanilismo" duro a morire.

imperia due luoghi una città

L'Archivio Fotografico "Ragazzi" è una raccolta di inestimabile valore storico, un vero patrimonio per la comunità di Imperia, consultabile presso la Libreria Ragazzi del capoluogo; ben venga quindi una mostra come questa, per mostrare ai propri cittadini innanzitutto, ma anche a chi passa per caso da Villa Faravelli (da alcuni anni deputata ad ospitare mostre d'arte ed eventi culturali) com'era Imperia prima di Imperia.

 

La mostra sarà visitabile fino al 21 marzo 2010, dalle ore 16 alle 19 dal giovedì alla domenica.